Il vescovo Atto

Atto, vescovo e monaco a capo dell’ordine vallombrosano, che aveva una vasta rete di conoscenze con l’Europa e il papato intuì le potenzialità legate alla presenza della reliquia dell’apostolo e fece edificare subito una cappella in Cattedrale (distrutta nel 1786) con il vivo desiderio di tornare alla genuinità delle origini cristiane, ma anche per trovare una via di pacificazione con il neonato governo comunale.

La devozione al santo apostolo trovò espressione in uno straordinario altare argenteo costruito e ingrandito, pezzo dopo pezzo, dal XIII fino al XV secolo: un’opera di oreficeria senza pari, in parte custodita, alla fine del Duecento, in quella «sagrestia de’ belli arredi» vandalizzata dal Vanni Fucci dantesco.

L’arrivo della reliquia a Pistoia, inoltre, si inseriva in un più ampio quadro di rilancio religioso e culturale della città: la Chiesa manifestava il suo desiderio di rinnovamento recuperando, sulla scia di un’ispirazione pisano-lucchese, forme antiche e paleocristiane nelle grandi strutture basilicali della cattedrale, della pieve di Sant’Andrea e della chiesa abbaziale di San Bartolomeo.La memoria di Atto è segnalata in Cattedrale da alcuni elementi riassemblati dell’altare a lui dedicato, in particolare, dalle formelle gotiche inserite in un’incorniciatura seicentesca nella controfacciata. Qui Atto è raffigurato al centro affiancato da angelo; a destra è descritto l’Invio a Compostela di Tebaldo e Mediovillano per ricevere la reliquia, a sinistra il loro ritorno e consegna della cassetta al vescovo Atto. Il santo vescovo riposa nella cappella in testata alla navata destra, detta anche di San Rocco, dove il corpo mummificato è custodito in un’urna sopra l’altare.