Elemento di transizione spaziale tra il dentro e il fuori, ma anche temporale, in bilico tra il prima e il dopo, la porta è un ambiguo spazio liminare, zona di passaggio che chiede, specialmente nel mondo ebraico, attenti riti di purificazione. Elementi parzialmente mutuati dal Cristianesimo che vede nella porta il riferimento all’ingresso in una nuova dimensione e in una vita nuova (Per questo entrando in chiesa ci si fa il segno della croce).
Gesù stesso ha detto di sé: «io sono la Porta: se uno entra attraverso di me sarà salvo» (Gv 10,9). Però la porta potrà essere trovata chiusa o aperta: «così parla il Santo, il Verace, colui che ha la chiave di Davide: quando egli apre nessuno chiude, e quando chiude nessuno apre» (Ap 3,7).

Nel tempo della storia le chiavi sono affidate da Cristo a Pietro, il quale ha dunque possibilità di chiudere o spalancare alla misericordia divina. Così nacque l’indulgenza plenaria concessa da papa Bonifacio VIII con il primo giubileo dell’anno 1300. La porta santa è divenuta tratto tipico di ogni anno santo a partire dal 1499, quando Alessandro VI istituì il rito dell’apertura. Non solo Roma, ma anche Santiago ha una porta santa, la porta del Pèrdon, situata sul lato orientale della Cattedrale, aperta dal vescovo di Compostela ogni 31 dicembre precedente l’anno santo iacobeo.
E Pistoia? Qui sopravvive l’antica porta della cappella di san Jacopo, che coincide con quella laterale destra della Cattedrale. Sull’architrave un’iscrizione del XII secolo dice: «chi arriva impari ciò che dice la curia di Cristo/ chiunque evita il male e fa il bene vivrà nei secoli». Richiami a fedeli e pellegrini per una vita buona aperta alla salvezza e in obbedienza alla Chiesa. È questa la porta santa del 2021.