Anno Santo Iacobeo

La reliquia


La reliquia di San Giacomo a Pistoia

Una reliquia del corpo di Santiago (denominazione in spagnolo dell’apostolo Giacomo di Zebedeo), e precisamente una particola ossea del cranio, era stata donata a Pistoia dall’arcivescovo Diego Gelmírez di Compostella, per la speciale considerazione che tale presule aveva per il vescovo di Pistoia Atto, il quale aveva avanzato la richiesta per ottenere il santo patrocinio tramite Ranieri, ecclesiastico di rilievo originario di Pistoia e ben inserito nell’ambiente del clero della cattedrale compostellana.
Incaricati di portare in patria la reliquia iacobea sarebbero stati due fedeli vassalli del vescovo Atto, Mediovillano e Tebaldo.

Lucia Gai (tratto da “Le Opere e i Giorni”, anno IV, nn. 1-2, 2001).

Il reliquiario

Nella cappella del crocifisso, davanti al grandioso altare argenteo, ha trovato posto il reliquiario di San Jacopo apostolo attribuito a Lorenzo Ghiberti. Il reliquiario, in argento dorato, si compone di tre teche: in basso si trova quella più grande che custodisce diverse reliquie di santi non più identificabili per i danni ricevuti in occasione di un incendio del 1588, la teca al centro contiene un osso dell’anca della madre di Giacomo il Maggiore Maria di Salome che, giunta a Pistoia nel 1407, potrebbe aver suggerito la realizzazione dell’intero reliquiario. Il frammento osseo di San Giacomo Apostolo che il vescovo Atto fece arrivare a Pistoia da Santiago di Compostella nel 1144, è invece conservato nella teca più alta a forma di tempietto rinascimentale realizzata all’inizio del XVII secolo. La presenza degli angeli instaura uno speciale dialogo tra mondo celeste e terrestre, presentando il reliquiario come una preziosa ‘arca’ colma di santità.

Perché venerare una reliquia?

Il culto delle reliquie può suscitare qualche imbarazzo nella mentalità odierna. La Chiesa, tuttavia, approva e promuove una corretta venerazione delle reliquie dei santi. Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione sulla Liturgia Sacrosanctum Concilium (n. 111) precisa che «la Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare».

A Pistoia, infatti, la reliquia è oggetto di particolare venerazione in occasione della festa di San Giacomo, il 25 luglio, quando – secondo una antica tradizione – era portata in processione per le strade della città. La venerazione dei resti mortali di un santo si giustifica nella dignità propria del corpo umano, tempio vivo sulla terra dello Spirito Santo e strumento delle virtù eroiche vissute dal santo e riconosciute ufficialmente dalla Chiesa.

Le reliquie, secondo la tradizione cristiana, possiedono una ‘virtus’, una ‘forza spirituale’ capace di irradiarsi nei devoti che con fede si accostano ad esse. Il culto rivolto ai santi diventa occasione per sperimentare l’efficacia della ‘comunione dei santi’, poiché -afferma san Tommaso d’Aquino: «come in un corpo naturale l’operazione di un membro si volge a vantaggio di tutto il corpo, così accade nel corpo spirituale che è la Chiesa. E siccome tutti i fedeli formano un solo corpo, il bene dell’uno viene comunicato all’altro.
“Noi siamo tutti membra gli uni degli altri” (Rm 12,5)» (Expositio in Symbolum, art. 10, n. 987).