Nel libro del Levitico si trovano elencate le feste di Israele, quelle ancora oggi celebrate dagli ebrei e, insieme ad esse, l’invito alla celebrazione di un anno santo: «Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo» (Lv 25,10). L’anno santo è un tempo in cui ricordare che tutto proviene da Dio, un anno in cui donare libertà a prigionieri e debitori, astenersi dalla semina della terra per sperimentare la provvidenza di Dio, vivere relazioni nuove, alla luce della consapevolezza che tutto è dono. L’anno santo è il giubileo, termine che deriva da “Yobel”, termine che indica il capro ma che in questo caso si riferisce al corno di capro utilizzato come strumento a fiato per annunciare una buona notizia.
Questa tradizione è stata recuperata nell’anno 1300 da papa Bonifacio VIII per la creazione del primo Giubileo della chiesa Cattolica celebrato come occasione di conversione e rinnovamento spirituale.
L’anno santo da allora in poi è legato alla possibilità dell’indulgenza e dunque a una proposta di misericordia per sé o per uno dei propri cari. Nei secoli la cadenza dell’anno santo ha subito alcune modifiche, al punto che oggi lo si celebra ordinariamente ogni 25 anni perché ogni generazione possa sperimentare questo tempo di grazia. Il più noto, per le ultime generazioni è senz’altro quello del 2000, data simbolo di svolta di un’epoca.
Non sono mancati però Giubilei straordinari: l’ultimo è stato quello della Misericordia, indetto da papa Francesco per il 2016. Altri giubilei sono legati a eventi o luoghi speciali come quello che si celebra a Santiago de Compostela ogni volta che il 25 luglio cade di Domenica, fatto che si ripete ogni 11, 6, 5, 6 anni.
Per l’anno 2021 il vescovo Tardelli ha pensato di estendere alla Diocesi di Pistoia l’anno giubilare che si festeggia a Compostela per offrire a tutti un anno di grazia, di conversione, rilancio della fede e speranza in un tempo difficile.