«In ogni cammino riesci ad ascoltarti»

«In ogni cammino riesci ad ascoltarti»

La bellezza e le sorprese di intraprendere un pellegrinaggio. La testimonianza di Giuseppe Cosentino

 

di Daniela Raspollini

Giuseppe, si diventa pellegrini per vocazione o per scelta?

Direi entrambe le risposte. All’inizio è sicuramente una scelta, un’esigenza che senti dentro e ti spinge a “scavare” e mentre cerchi sai che ti stai avvicinando al “tesoro”. E più cerchi e più ti appassioni a quello che fai. La passione diventa poi il sostentamento ai cammini che fai: una passione che si autoalimenta e, pur rimanendo su un piano di semplicità -evitando di camminare solo per spirito “sportivo” che vorrebbe vederti cimentare in imprese e distanze più lunghe-, cominci a intessere più relazioni con altri pellegrini, ovvero coloro che prima di quel cammino, di quel viaggio erano perfetti sconosciuti.

In ogni cammino riesci ad ascoltarti. Sei lontano dai frastuoni quotidiani e, per quanto tu sia in cammino con altri, o in gruppo, arriva poi un momento del giorno, quello più inaspettato, in cui riesci a “fare i conti con te stesso” ad ascoltare meglio quello che hai dentro, che tu sia in un sentiero, o sentire i morsi della fame, in una chiesa o in attesa ad un semaforo.

C’è un momento in cui ti sembra di entrare in un’altra dimensione in cui provi solo benessere nonostante la stanchezza del viaggio.

Qual è il cammino che hai percorso ultimamente? Ci puoi raccontare la tua esperienza?

L’ultimo percorso che ho fatto è il “Piccolo Cammino di Sant’Jacopo”, da Firenze a Pistoia (45 km), in due giorni. L’esperienza è stata faticosa e stupenda allo stesso tempo. Quando parti metti già in conto che ci sarà disagio per il percorso, per una salita più lunga, per il sole, il caldo, la sete o la stanchezza. Ma poi vieni colto dallo stupore delle relazioni che ti vengono incontro. Ogni volta infatti, la famiglia del camminatore diventa sempre più grande; scopri altri posti e vieni a contatto con realtà che prima non immaginavi.

In ogni cammino riesco sempre a conoscere nuove persone e finisce che con qualcuno poi riesci a scambiarti qualche esperienza, a raccontare la tua storia, ma soprattutto ad ascoltare quella degli altri. In un cammino le esperienze sono tante, anche per la persona più introversa, perchè entri in relazione con altri. In ogni cammino c’è, anche se minima, una condivisione, anche se si dovesse limitare alla sola fatica fatta insieme. Ma poi, un passo dopo l’altro, un respiro dentro l’altro, riesci ad arrivare alla meta, condividendo le stesse speranze che aveva il tuo fratello che ti procedeva accanto.

A volte ti sembra di essere un naufrago, una persona che nuota in mezzo al mare e che vede all’improvviso un altro che ti lancia un salvagente: sai benissimo che sei tu quello che deve nuotare annaspando tra le onde, ma quel salvagente dato da un sorriso, una parola, un paesaggio, è la cosa che in quel momento ti rende felice e sereno.

Il comune denominatore di ogni cammino è toccare con mano la generosità di chi incontri.

Seppur tra tanta indifferenza, c’è sempre qualcuno che ti incita, che ti regala un saluto, che chiede da dove sei partito e dove vai, e chi ti chiede se hai bisogno di qualcosa. E questa generosità è contagiosa. Ti accorgi che c’è un mondo fuori dai tuoi problemi e dalle angosce del tuo vivere, scopri sul tuo corpo, di persona, uno dei più potenti messaggi cristiani e cioè che altre persone sconosciute (il tuo prossimo) si interessano a te, senza nessun fine e tornaconto. E questo è gioiosamente bello!

I dubbi, le paure di non farcela e che ti hanno fatto compagnia per un lungo tratto (e che sono utili a farti rimanere in una dimensione di umile umanità), insieme ai timori di rimanere schiacciato dalla fatica svaniscono.

Siamo nell’anno dedicato a san Jacopo, ma tu hai alle spalle già molta esperienza..

In ogni cammino trovi qualcosa che ti illumina dentro. Io ho completato lo scorso anno la Francigena da San Miniato (Pisa) a Roma, in direzione della tomba di San Pietro. E quest’anno il cammino “Giubilare” fino al Duomo di Pistoia, a venerare la reliquia del Santo Camminatore. Non credo che un cammino abbia più valore se fatto durante un contesto di ricorrenza. Sei in cammino, e questo è l’importante. è il cammino che ti forma, che ti dà gli stimoli, che tesse la tua vita con altre nuove relazioni. In cammino trovi “ricchezza di umana realtà”.
Mi sarebbe piaciuto andare a Santiago, ma un mese di cammino, un mese di ferie, non me lo posso permettere ad oggi. Ma ci spero per il futuro.