Solennità di San Jacopo – L’omelia del Card. Bagnaso

Solennità di San Jacopo – L’omelia del Card. Bagnaso

Parole profonde, senza sconti quelle pronunciate oggi dal Cardinale Angelo Bagnasco, nel corso dell’omelia della solenne celebrazione della solennità di San Jacopo.

PISTOIA – «Che cosa ha da dire San Giacomo a nostro tempo?». Il Cardinale  Angelo Bagnaso, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, ha avviato con questo interrogativo la sua omelia per la solennità di San Giacomo Apostolo, proponendo una lettura della vicenda del santo apostolo alla luce delle sfide e delle criticità del mondo contemporaneo. «Possiamo apprendere qualcosa noi, – ha proseguito – che viviamo in una società sempre più veloce che tutto divora esperienze valori affetti energie e giorni? Noi che abitiamo il vortice dei cambiamenti, alla ricerca di una felicità vera piena senza fine? Può dire qualcosa all’uomo moderno assillato dall’idea di una libertà sempre più individuale slegata norma a se stessa? Ha ancora senso per restare attenzione a figure tanto lontane? Si ha senso, anzi, è ancora più necessario per il nostro tempo che a volte sembra pensarsi come l’inizio della storia e della civiltà!»

«Erode fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni .Con queste parole – continua Bagnasco – il libro degli atti descrive il suo martirio. Non deve sfuggirci però quanto segue: “vedendo che ciò era gradito ai giudei fecero arrestare anche Pietro”. Ecco dunque la ragione principale del martirio, della persecuzione: compiacere qualcuno che in quel momento è importante, ha potere manipola l’opinione governa il consenso. È, questa, non solo una ragione ingiusta ma anche gretta e meschina che squalifica chi la pensa e chi la pratica! Non sembra di sentire descrivere il nostro tempo, che si proclama il libertario e tollerante saggio e ed evoluto, mentre spesso segue le logiche del consenso e della manipolazione di una tolleranza intollerante verso tutto ciò che non si piega al pensiero unico? Si può chiamare libera e giusta tale cultura o non è piuttosto solo apparente?.

È questo un sistema programmato, pingue ed efficiente, che esprime un pensiero che, il nome di una assoluta autonomia individuale, uccide la vera libertà. Non si tratta in primo luogo di accondiscendenza morale, bensì di corruzione intellettuale, cioè di instillare idee rovesciate che rendono difficile riconoscere la verità così com’è e come deve essere, non come vorremmo che fosse. Di questa corruzione dovremmo tutti preoccuparci molto di più: la libertà infatti si nutre della verità del bene e del giusto, concepisce l’essere umano in relazione agli altri come un sussistente desiderio di un oltre che lo trascende verso una felicità piena, che non è nelle nostre mani, ma che dobbiamo invocare dall’alto.

Dobbiamo inoltre ribadire che fa parte della libertà vera innanzitutto da libertà religiosa praticata è professata, sia in privato che ne democratico dibattito.

In un sistema illiberale è necessario come San Giacomo e innumerevoli cristiani ieri e oggi essere interiormente dissidenti e umilmente testimoniare con la vita e la parola la verità: essa si radica nella fede Cristiana e nella ragione umana oggi sfiduciata a vantaggio delle individuali opinioni che allontanano dalla realtà».

Una realtà da vivere imparando dalla vita e dalla testimonianza di Gesù: «La gioia di Gesù non è superficiale come quella che il mondo promette ma non può mantenere: è la pace del cuore, che nasce dal sapere che Gesù ci precede in ogni situazione lieta o triste. San Giacomo avrebbe potuto scendere a compromesso con i potenti di turno, avrebbe risparmiato la vita fisica ma avrebbe perso l’anima, avrebbe guadagnato il tempo a scapito dell’Eterno, il presente incerto al posto del futuro certo. Invece ha resistito sul fronte della verità di Cristo e del Vangelo non si è lasciato lusingare dai beni finiti e ha usato gli occhi della fede e ha visto l’infinito.

«Cari amici, – ha aggiunto – abbiamo oggi bisogno di recuperare questo modo di guardare le cose: la fede ci libera da una visione deformata, che dà peso a ciò che è apparenza e trascura ciò che è importante».

Il riferimento si è poi spostato sulle resistenze del mondo alla fede e alla testimonianza cristiana.  «Nella lettera ai Corinzi San Paolo spiega ciò che accade nel seguire Gesù sulla via della Croce comunque si presenti: nella forma della persecuzione fisica o quella, oggi frequente, della derisione pubblica e privata e della calunnia.

Dobbiamo ricordare però che seguire il maestro non è una questione morale, come si pensa, poiché il cristianesimo non è innanzitutto una forma alta di etica, né in primo luogo una Nobile imitazione di Cristo. Infatti il discepolo, scrive Paolo, vive ogni cosa non solo con lui, ma in lui affinché anche “la vita di Gesù si manifesta nella nostra carne mortale”

Non è una prospettiva disperatamente volontaristica bensì qualcosa di infinitamente più alto e in un certo senso più semplice sicuramente affascinante. Si tratta di lasciare entrare il signore nella nostra casa di spodestare ogni giorno il nostro io così che possiamo amare Dio per mezzo di Dio».

Citando le parole di San Paolo, il cardinal Bagnasco ha concluso: «”Siamo tribolati, ma non schiacciati; sconvolti ma non disperati; perseguitati ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi; portando sempre dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo”. Sia così per noi cari amici: guardare lui e lasciar trasparire il suo volto. È ciò che conta per il bene di tutti lo chiediamo a San Giacomo per la chiesa è la città di Pistoia piccola Compostela d’Italia».

 

Scarica il testo integrale dell’omelia

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