Difendere il dono e il segreto della bellezza

Difendere il dono e il segreto della bellezza

Il Giubileo dedicato alla difesa per la vita ha raccolto in Cattedrale numerose realtà sensibili al cura dei più fragili e indifesi.
Mons. Tardelli: no aborti e morti sul lavoro

 

Sabato 15 maggio il vescovo Tardelli ha celebrato in Cattedrale la Messa in occasione del Giubileo per la difesa della Vita, organizzato dal Movimento per la Vita di Pistoia e Quarrata in collaborazione con la Diocesi e alcune realtà della Consulta delle aggregazioni laicali.

In questo tempo così doloroso e difficile, celebrare questo Giubileo è stato un momento importante per chiedere a Dio, attraverso un cammino fraterno e condiviso, di guardare all’uomo nella sua interezza, restituendogli dignità fin dal suo concepimento, per essere in grado di ritrovare più rispetto e cura per tutti gli uomini, affinché dalla cultura alla politica, all’economia, si metta l’uomo al centro, per donare verità, luce e speranza alle generazioni future.

Anche nella sua omelia il vescovo ha ribadito la bellezza del dono della vita in ogni suo aspetto: dal concepimento alla morte naturale, ha auspicato che nessuna mamma ricorra all’aborto, indipendentemente dalle leggi vigenti, ha sollecitato la politica a sostenere con incentivi la famiglia e a far sì che sui luoghi di lavoro si facciano più controlli, affinché sia maggiormente tutelata la vita dei lavoratori e nessuno muoia sul lavoro.

Prima dell’inizio della Messa Rosanna Caselli del Movimento dei Focolari ha letto un messaggio di saluto della segretaria della Consulta regionale delle aggregazioni laicali Sandra Cavallini, nel quale sottolineava come anche a livello regionale la Consulta sta sviluppando una riflessione sull’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco per lavorare sul patto educativo, proprio a partire dalla difesa della vita, riportando anche alcuni passaggi del discorso del Papa agli Stati Generali della Natalità, dove Francesco, tra l’altro ha sostenuto: «Non la donna, ma la società deve vergognarsi, perché una società che non accoglie la vita smette di vivere».

Elisabetta Michelozzi