Un inno per San Jacopo

Un inno per San Jacopo

di Daniela Raspollini*

 

Un inno per San Jacopo. Lo hanno realizzato il maestro d’organo Umberto Pineschi, sacerdote e proposto del capitolo dei canonici ed Ernesto Ferretti che ha affidato alla musica numerose e ispirate parole.

Maestro Ferretti, ci può raccontare un po’ di lei?

Stava scritto nel libro della mia vita che dovessi fare il paroliere. A 18 anni mi fu commissionato l’inno della Madonnina del Grappa, il collegio fiorentino dove ho trascorso la mia prima giovinezza. La Rai lo trasmetteva durante la giornata della Madonnina, insieme alle parole di don Giulio Facibeni e del sindaco La Pira. Il mio impegno partì nel ‘65 con una trentina di canti per il Catechismo dei Fanciulli della Diocesi di Pistoia. Si diffusero subito nelle scuole e nelle parrocchie locali, poi passarono a livello nazionale accolti in molti libretti di canti di varie diocesi e comunità parrocchiali. Quell’impegno fu per me una vera scoperta del Vangelo e della Bibbia; mi affascinarono la forza espressiva, la freschezza poetica, il contenuto di verità di quelle pagine.

 

Ha composto molti testi?

I testi dei miei canti religiosi sono un buon numero, oltre 140; a questi si possono aggiungere testi non religiosi, ma lirici, che si trovano in un paio di libri di poesie. Questo della poesia, religiosa o di riflessione, in versi liberi o rimati, è stato sempre il mio “vizio segreto”.

Come ha cominciato a scrivere testi per canzoni?

Nasce da un preciso invito a provarci che mi rivolse un giorno don Renato Gargini. Lui scriveva testi per i fanciulli e per i giovani e aveva bisogno di uno che traducesse in parole poetiche il pensiero che voleva trasmettere ai giovani. Il canto religioso in quegli anni era una novità giovanile dove la chitarra era lo strumento base, più che l’armonium o l’organo. I testi musicati esprimevano il nostro pensiero sui fatti del mondo e quindi della politica, sui fatti della Chiesa e quindi del suo rinnovamento, che effettivamente avvenne (parlo degli anni 60).

 

Come ha accolto l’invito a scrivere un inno in onore di San Jacopo in occasione dell’anno santo iacobeo?

Questo invito mi è giunto attraverso un amico di vecchia data, don Umberto Pineschi, che mi ha proposto la stesura dell’inno per celebrare questa particolare ricorrenza. Con lui avevo già lavorato in passato anche come “traduttore” di canti vecchi e antichi, una decina, che si trovano nel volume Canti per la Liturgia da lui costruito e rinnovato per la Diocesi di Pistoia. Lui, come è noto anche a livello internazionale, è un notevole musicista e un grande organista. È molto rigoroso riguardo alla corrispondenza del testo con lo spartito musicale; ti può chiedere molte volte di modificare il testo per renderlo consono alla musica, oltrechè naturalmente al senso teologico (senso che io balbetto appena).

 

In questo suo nuovo lavoro prende risalto la parola “fratello” (il titolo dell’inno è San Jacopo fratello): come mai l’ha scelta?

La parola “fratello” è quella più usata in assoluto dal nostro attuale papa, Francesco. È la parola che c’è più bisogno di pronunciare perché nel mondo in cui viviamo, lavoriamo, amiamo e soffriamo è quella che meglio descrive il nostro stare, accanto a tutti gli altri, nel mondo.

Un inno per la Diocesi

L’inno a San Jacopo, musicato dal canonico Umberto Pineschi e scritto dal paroliere pistoiese Ernesto Ferretti, accompagnerà i momenti più significativi dell’anno santo iacobeo.
Le strofe del testo ripropongono la vita di San Giacomo il maggiore, dalla vocazione, alla sua missione di apostolo, fino al suo martirio e alla sua identità di patrono della città di Pistoia. L’inno si può ascoltare online sul canale YouTube diocesano “Diocesi di Pistoia”.

 

Mons. Umberto Pineschi (1935) è professore emerito di organo e composizione organistica dei Conservatori statali di musica “G. Rossini” di Pesaro e “G.B. Martini” di Bologna, organista della cattedrale di Pistoia, direttore emerito della Scuola Comunale di Musica “T. Mabellini” di Pistoia, fondatore nel 1975 dell’Accademia di Musica Italiana per Organo, fondatore e presidente dell’associazione “Accademia d’organo Giuseppe Gherardeschi” di Pistoia. Da molti anni svolge attività formativa in Giappone nella città di Shirakawa. Recentemente sono stati pubblicati cinque volumi che raccolgono le sue composizioni per organo (edizioni VigorMusic). Pineschi ha anche curato il volume “Canti per la Liturgia” per la Diocesi di Pistoia. Attualmente è proposto del Capitolo della Cattedrale, parroco della Parrocchia dello Spirito Santo e di Serra Pistoiese.

 

Ernesto Ferretti (1937) ha una lunga esperienza di paroliere per canti religiosi e catechistici. La sua attività è nata nel 1965 con una trentina di canti per il Catechismo dei Fanciulli della Diocesi di Pistoia. Nella sua lunga carriera ha composto i testi per oltre 140 canti. Molti sono raccolti in “Se non sei bella tu … : immagini, canti e lettere della comunità Maria Madre Nostra” (Pistoia, Edizioni Ora insieme 1995), altri, con audio cd, sono in “Il Signore mi chiama ogni giorno. Canti catechistici per fanciulli” (Elledici, Torino 2004). A questi si possono aggiungere testi non religiosi, ma lirici, che si trovano in due volumi: “Le lucenti vittorie” (Forum Quinta Generazione, Forlì 1988) e “Le terre della neve” (Il Papirus, Pistoia 2002). Con Pineschi Ferretti aveva già collaborato traducendo e riadattando alcuni testi per i “Canti per la Liturgia” della Diocesi di Pistoia.

* Dal Settimanale “La Vita” del 4 aprile 2021