Una famiglia in Cammino

Una famiglia in Cammino

Anna Maria, Gemma e Francesca: una mamma e due figlie sulle vie verso Santiago. Il racconto di un’esperienza di pellegrinaggio che attraversa le generazioni e porta dritta all’essenziale della vita

 

La prima a partire è stata Francesca, oggi 27 anni, che qualche anno fa è partita in solitaria per un’avventura che le ha cambiato la vita. Poi è stata la volta di mamma Anna Maria e di Gemma, la figlia più piccola. 

 

Francesca, com’è nata l’idea di mettersi in cammino per un pellegrinaggio?

L’idea in sé non è “faticosa”. Se si parte già con lo spirito del “chissà quanto mi stancherò” allora è meglio non partire. L’idea del pellegrinaggio è maturata in me nei mesi di marzo e aprile del 2016, ma era già presente da molto tempo nel mio cuore. Il “richiamo” del cammino è diventato più forte durante questi mesi anche perché stavo vivendo un periodo di grandissima indecisione per il mio futuro (avevo 23 anni e non sapevo letteralmente che pesci prendere dalla vita). Sono partita perciò il 12 maggio e il giorno del mio compleanno (13 maggio) ero a scavalcare i Pirenei con un’adrenalina e una forza mai sperimentate.

Cosa ti è rimasto di più di questa esperienza?

Una grandissima nostalgia e tante amicizie sparse per l’Italia incontrate sul cammino, ma anche la stessa filosofia del pellegrinaggio. Per le grandi conquiste c’è bisogno di tempo, dedizione e pazienza, soprattutto con noi stessi.

Adesso che la Chiesa vive l’anno Santo Iacobeo partirai di nuovo?

Ne dubito fortemente anche per via delle norme di sicurezza. Un cammino però è in previsione per il prossimo anno, premesso che la situazione mondiale migliori. Avendone la possibilità, quest’anno il mio ragazzo ed io ci vorremmo dedicare ai cammini di Italia. La stessa nostra provincia ne è piena: basti pensare che Pistoia stessa è una piccola Santiago.

Quali sono state le difficoltà che hai trovato?

Finita la frenesia e l’adrenalina della prima settimana, il corpo comincia a avere i primi dolori. Il mio “tallone d’Achille” sono state le ginocchia e sono state fortunata. Molti altri miei amici avevano tendiniti o vesciche. Il ginocchio che per primo ha cominciato a farmi male è stato il destro (postura errata e concentrazione del peso fanno questi effetti) ma con tanta arnica e una fascia ce l’ho fatta ad andare avanti e adesso sulla caviglia destra c’è un bellissimo tatuaggio in memoria di quei giorni tanto belli.

Come vive la giornata il pellegrino? Quanti passi conta nel suo diario di viaggio?

I miei chilometri sono stati 800, divisi tra tappe in cui ho fatto 40km (una vera pazzia) e altre più tranquille da 20-30km al dì. Le giornate del pellegrino erano più o meno sempre le stesse, sveglia presto, cammini cammini, arrivi all’albergues e ti riposi, ma erano le esperienze e i paesaggi (che paesaggi!) che rendevano ogni giorno diverso da quello precedente. Tra le tappe più belle che conservo ancora nel cuore c’è stata quella di Granon, in un ostello indimenticabile con dei ragazzi eccezionali, e la Cruz de Hierro dove mi sono liberata di tutte le lacrime che avevo e ho continuato a camminare più leggera in compagnia di alcuni amici preziosi incontrati durante il pellegrinaggio.

Consiglieresti ai giovani di intraprendere questo cammino?

Certamente! Ai giovani e ai giovani più maturi. Tra i miei amici del cammino c’è anche un signore sulla settantina con un’energia invidiabile. Il pellegrinaggio cambia, insegna tanto sul corpo e sulla mente, sulla pazienza e sull’amore.

Dopo Francesca anche Anna Maria e la figlia Gemma si sono decise a partire per Santiago de Compostela. Un viaggio alla ricerca della pace interiore.

Anna Maria, come sei arrivata a questa scelta?

Avevo maturato l’idea del cammino da quando mia figlia maggiore, Francesca, lo aveva fatto interamente, per lo più in solitaria qualche anno prima e mi aveva trasmesso la sua passione. Avevo il desiderio di rimanere a lungo in silenzio, come pellegrina della vita. Erano accadute di recente molte cose poco belle, e avevo desiderio di pace interiore. Le risposte si trovano nel silenzio, lungo il cammino. Non l’ho mai concepito come un faticoso pellegrinaggio, ma come un salutare pellegrinaggio. Durante la pianificazione del viaggio ho capito che non dovevo andare da sola, ma con Gemma, la mia piccola. Gliel’ho chiesto e la sua prima risposta è stata negativa. Ho rispettato i suoi tempi di bimba di 9 anni, lasciando trascorrere un mese; poi sono tornata a chiedere la sua compagnia …e lei ha accettato di venire con me. Siamo partite da sole, mamma e figlia ed è stato un tempo bellissimo!

Cosa ricorderesti della tua esperienza?

Ho vissuto questa esperienza come la figura retorica della vita: noi camminiamo, in mezzo alle varie vicissitudini, troviamo tempi belli, tempi brutti, ma andiamo verso una mèta. Per camminare nel migliore dei modi, occorre viaggiare leggeri. Per questo, durante il pellegrinaggio, sia Gemma che io, abbiamo lasciato delle pietre, a significare che stavamo mollando i nostri pesi.

 

Non dev’essere semplice percorrere così tanti km con una bambina piccola..

Partendo con una bimba di 9 anni, sono molte le incognite. Invece Gemma non ha mai dato problemi, non si è mai lamentata e ha camminato come un treno! Sicuramente più spedita di me che, dopo tre giorni ho cominciato a zoppicare per una dolorosa tallonite! Il peso dello zaino e i vizi posturali hanno giocato un brutto scherzo.

 

Come avete organizzato il vostro percorso?

Noi abbiamo fatto tappe piccole, 18-20 km al giorno, sempre e rigorosamente a piedi, senza usufruire di bus o altro. Io ho camminato sulla mia tallonite senza darle troppa importanza. Ancora non so come sia stato possibile, se non con l’aiuto di Dio. Gemma andava spedita, dovevo quasi richiamarla indietro, per non farmi  “staccare” troppo. È stato un po’ constatare la mia teoria: la leggerezza interiore ci fa viaggiare più spediti! Abbiamo dormito negli albergues, ma anche nelle piccole pensioni lungo la strada.

Hai già in mente di ripartire?

Il momento attuale non permette grandi partenze, ma mi auguro di poter ripartire presto, anche entro il 2021, stavolta con mio marito…magari per festeggiare il nostro trentesimo anno di matrimonio!