Condividiamo l’articolo di Daniela Raspollini pubblicato sul settimanale “La Vita” inserto di Avvenire del 17 gennaio 2021

Lucia Gai ha dedicato la vita alla storia di Pistoia e in particolare al culto iacobeo di cui è senza dubbio la più profonda conoscitrice. Le sue ricerche hanno ben illustrato i contatti esistenti nel XII secolo tra la città toscana e Santiago de Compostela; legami antichissimi riportati all’attenzione dei più grazie alla celebrazione per l’apertura dell’anno santo iacobeo di sabato 9 gennaio.

 

«Personalmente – commenta – ne ho apprezzato l’accurato recupero dell’antico linguaggio metaforico della liturgia, la cui densità – proprio perché in relazione con l’intera storia della Chiesa – poteva sfuggire a chi seguiva la successione dei gesti da parte del celebrante e dei partecipanti alla celebrazione. Posso soltanto ricordare che l’anno santo compostellano in essere a Santiago de Compostela fin dal secolo XV, cade ogni volta che il giorno del 25 luglio, festa liturgica dell’apostolo Giacomo di Zebedeo, coincida con la domenica. Soltanto in quella occasione nel santuario della Galizia si otteneva e si ottiene il perdono giubilare dai peccati, così come avviene per i Giubilei romani. Anche in passato tale indulgenza plenaria giubilare è stata impartita a Pistoia. Tuttavia le alterne vicende storiche avevano, di fatto, portato alla decadenza e all’oblìo di questa speciale prerogativa goduta da Pistoia, in conseguenza del fatto di essere custode di una reliquia dell’apostolo Giacomo di Zebedeo dal 1145, per volontà del vescovo Atto. Gli studi dedicati al tema dall’illustre medievista e arciprete della Cattedrale pistoiese, Mons. Sabatino Ferrali, fin dal 1953, cui hanno fatto seguito i miei dai primi anni Ottanta del secolo scorso, hanno portato al completo recupero, nella cultura religiosa locale, del significato di tale evento, che ha avuto profondi riflessi anche sulla comunità laica pistoiese. La stessa prosperità economica di Pistoia nel secolo XII, e la sua configurazione urbanistica, si devono in gran parte a questo importante culto, che attirò nell’antico centro toscano numerosi pellegrini e viaggiatori».

 

porta santa san iacopeo img

In effetti il volto della città, da allora in poi è profondamente mutato e rimasto legato a questa tradizione. «La Pistoia odierna è rimasta, nel suo centro storico, una suggestiva città di aspetto prevalentemente medioevale, che ci riconduce a quei tempi passati ed è sempre stata in grado di attrarre visitatori e turisti per la sua sobria bellezza e le sue opere d’arte, alcune delle quali – come l’altare argenteo di San Iacopo in Cattedrale e il Fregio Robbiano cinquecentesco sulla facciata dello Spedale del Ceppo – ricordano in modo eloquente la tradizionale cultura iacopea».
Proprio per il suo patrimonio la città si apre a più ampie prospettive religiose e socio-culturali durante quest’anno santo compostellano.
«Personalmente, – sostiene la studiosa – ritengo che il recupero di questo nostro antico culto debba andare ben oltre al puro e semplice revival del passato e all’offerta ‘turistica’ di uno spettacolo legato alle nostre tradizioni. I ‘pellegrini’ e i fedeli di oggi indossano tutti lo speciale segno di distinzione – la “mascherina”-, che ne rivela senza eccezione la precarietà e la fragilità, il loro radicale affacciarsi sul nulla di quanto sia stato costruito dall’uomo senza porre al centro la virtù essenziale, la Carità. Senza la misericordia anche un pellegrinaggio penitenziale autentico nelle sue motivazioni interiori dovrà scontrarsi con strutture di ‘accoglienza’ purtroppo pensate per ottenere un ritorno economico dal flusso dei visitatori: come nella stessa Compostela, dove l’ingresso principale della basilica di Santiago è stato chiuso e messo a pagamento. Né mancano esempi di questo modo di pensare – giustificato solitamente da esigenze di sostenere i costi di manutenzione e sorveglianza dei luoghi sacri – anche nelle città toscane, fra cui Pistoia». La città diventa anche la tappa di un cammino o il punto di arrivo di percorsi che stanno attraendo sempre più interesse nella rete dei pellegrinaggi italiani ed europei.

 

pellegrini di san iacopo

«Pistoia – prosegue Gai – ultimamente si è dotata di diversi strumenti per farsi conoscere in questo senso: sia con la preparazione di speciali ‘Guide’ per percorrere le sue antiche vie di pellegrinaggio storiche, sia attraverso la promozione attuata dalle reti informatiche, sia stringendo legami di amicizia e collaborazione culturale con la stessa città di Santiago de Compostela, come attesta la recente apposizione di un cippo di memoria (donato dalla Giunta di Galizia al popolo pistoiese), collocato all’angolo fra il palazzo del Tribunale antico e Piazza del Duomo, allo sbocco di Via degli Orafi nella piazza. Voglio sperare – conclude – che le attuali, gravi difficoltà alla mobilità della gente possano essere superate, col superamento dell’attuale pandemia, in modo che i nuovi rapporti umani possano essere illuminati da un riconquistato senso di accoglienza e solidarietà».